Il 27 aprile 2026 segna una ricorrenza straordinaria per gli amanti dell’animazione d’epoca: il burattino più famoso del mondo festeggia mezzo secolo dal suo storico debutto. Parliamo di Piccolino no Bōken (1976), la celebre serie anime prodotta dalla Nippon Animation e diretta da Shigeo Koshi, arrivata sui nostri schermi televisivi semplicemente come Le avventure di Pinocchio. Per molti di noi è stata la versione rassicurante della favola di Carlo Collodi: un mondo avvolto da tonalità pastello, la saggia e inseparabile anatra Gina a fare da bussola morale, il fido gatto Giuliano e la costante certezza che, alla fine di ogni peripezia, l’ordine e la serenità si sarebbero ristabiliti.
Ma la memoria televisiva della Generation X e dei primi Millennials è fatta di forti contrasti. Qualche anno prima del burattino della Nippon, lo studio Tatsunoko Production aveva infatti dato vita a un adattamento radicalmente diverso: Kashi no Ki Mokku (1972), trasmesso in Italia con il titolo Le nuove avventure di Pinocchio. Sotto la regia di Seitarō Hara, la favola si tramutava improvvisamente in un dramma esistenziale dalle tinte incredibilmente fosche. Atmosfere sporche, vicoli cupi, scene di bullismo feroce e traumi a ripetizione caratterizzavano le tappe di un vero e proprio cammino di sofferenza.
Se la versione della Nippon Animation era il classico appuntamento pomeridiano spensierato, l’opera della Tatsunoko rappresentava un precoce e spietato addestramento alla durezza del mondo reale. Uno ci regalava sogni ad occhi aperti, l’altro forgiava i nostri incubi d’infanzia.
Nell’illustrazione, lo specchio dell’anima riflette questo dualismo : da un lato l’innocente burattino della Nippon che si guarda allo specchio spaventato, dall’altro l’inquietante riflesso di Mokku della Tatsunoko, con i suoi tipici capelli blu, lo sguardo truce e lo sfondo che evoca i toni drammatici della sua serie.
Voi da che parte stavate durante i vostri pomeriggi davanti alla TV? Preferivate la solare dolcezza della Nippon Animation o subivate il magnetico e oscuro fascino psicologico della Tatsunoko?

