“C’è una favola di un mago che sta in un vaso, con Jeannie e con la figlia, stragrande meraviglia…”
Se avete letto queste righe cantando, fate ufficialmente parte della Generation X o dei Millennials cresciuti davanti alla TV. Oggi nell’officina creativa di bybierre mettiamo a confronto due miti assoluti del panorama pop internazionale per svelare un cortocircuito transoceanico da manuale.
La celeberrima sitcom statunitense I Dream of Jeannie, arrivata sui nostri schermi come Strega per amore, fa il suo debutto ufficiale negli USA sulla NBC nel 1965, creata da Sidney Sheldon e interpretata da un’irresistibile Barbara Eden nei panni del genio della lampada (o meglio, della bottiglia). Appena quattro anni dopo, nel 1969, lo storico studio d’animazione giapponese Tatsunoko Production lancia sui teleschermi nipponici Hakushon Daimaō, un anime destinato a diventare leggenda in Italia con il titolo de Il Mago Pancione.
Coincidenza? Nessuna prova ufficiale, sia chiaro. Ma il sospetto che gli sceneggiatori della Tatsunoko abbiano preso il concetto della magica bottiglia americana (studiata originariamente da una boccetta di profumo) e lo abbiano shakerato in salsa anime è altissimo. Il risultato dell’adattamento giapponese lo conosciamo tutti: un bizzarro genio gigante in mutandoni, goffo e dal cuore d’oro, evocabile non con un ammiccamento o un inchino, ma con un semplice e fortuito starnuto, tormentato dalla figlioletta Sbadiglio e affetto da una dipendenza patologica per le polpette.
Diciamoci la verità: se aveste tra le mani questo bizzarro set magico, chi evochereste per svoltare la giornata? L’elegante e rassicurante magia di Jeannie o il caos surreale e culinario del Mago Pancione?
